Un autoritratto: mi chiamo Massimiliano, ma per tutti, da sempre, sono solo Max. Un nome rapido,
veloce e “scattante”. Ho 42 anni (nessuno ci crede. E in fondo neanch’io).
Nel cassetto c’è un diploma inutilizzato da perito commerciale. Marito (orgoglioso) di Barbara e
papà (orgoglioso) di Francesco, Giacomo e Carlotta. Lavoro soprattutto per loro. E punto in alto per loro.
I miei valori: la mia famiglia, gli amici (quelli che si contano sulle dita di una mano),
la mia Parola (con la P maiuscola. Ci tengo molto).
La fotografia è la mia passione, il mio entusiasmo. Ed è emozione, incanto e
capacità di prefigurare i desideri altrui (non tutti sanno cosa significhi. I più fotografano per sé)
Amo: tornare a casa dopo una giornata di lavoro e trovare i miei figli pronti a saltarmi addosso,
le persone franche, la vita all'aria aperta, la buona cucina, ridere, viaggiare, conoscere, sperimentare…
e ascoltare gli altri: una qualità che mi è stata più volte riconosciuta e che mi rende felice.
Odio: i furbastri, quelli che provano a farti fesso, i maleducati.
Credo: Nella Parola data: nella mia e in quella altrui.
Sto cercando di capire gli altri per conoscere me stesso.
Fotografare significa stupire, incantare, emozionare, superare le aspettative altrui (compresi quelli
che sanno già come lavoro e cosa significhi lavorare con me).
Dicono di me: Migliaia di chilometri, ore di chiacchierate voraci, centinaia di case visitate, decine di specialità gastronomiche nei ristorantini
dell’Italia più misconosciuta… In otto anni di lavoro e d’amicizia, Max non si è mai smentito: attento, ricettivo, curioso, affidabile,
sveglio e – soprattutto – “sano”. Perché Max è una delle persone più equilibrate, pragmatiche e serene che io abbia mai conosciuto.
Parlo dell’equilibrio e della serenità delle persone consapevoli: una vera rarità.
E Max fotografo? Un sito Internet, anche il più bello, non gli rende giustizia: c’è sempre il rischio di confondere Max con gli altri
centomila fotografi che si autocelebrano sul Web. Ma lui – e io posso dirlo - è una spanna più su.
È copiatissimo (ho sentito dire che come fotografo di matrimoni è un caposcuola). È in evoluzione costante (impossibile immaginarlo
adagiato sugli allori: ha sempre qualche dispositivo avveniristico da sperimentare prima degli altri).
E ben pochi, come lui, vantano un livello qualitativo, un nitore, una “croccantezza” da editoria specializzata.
Perché le riviste non si accontentano della mediocrità: chiedono l’eccellenza assoluta. I suoi colleghi pari-livello impiegano giorni
per realizzare un réportage dedicato alle case che compaiono sulle riviste patinate.
Max lo realizza in un paio d’ore, con un fiuto formidabile. Ho visto padroni di casa commuoversi di gioia – e talvolta di incredulità -
di fronte alle sue foto. Una sensazione che è anche mia: ricordo la prima casa visitata insieme.
Buia, apparentemente priva di colori, senza identità. Ero un po’ amareggiato: “Tutto qui?”. Fin quando ho ricevuto le foto di Max:
“Ma che casa! Possibile che sia la stessa?!”. Ed è diventata la casa-copertina. Penso basti.
Antonio Bianchi
caporedattore di Casantica